Linea Editoriale
1910-2010
Per non dimenticare il
IL GIURAMENTO ANTIMODERNISTA

voluto da San Pio X,
soppresso da Paolo VI nel 1966,
dopo il Concilio Vaticano II.
Io N. fermamente accetto e credo in tutte e in ciascuna delle verità
definite, affermate e dichiarate dal magistero infallibile della Chiesa,
soprattutto quei principi dottrinali che contraddicono direttamente gli
errori del tempo presente.
Primo: credo che Dio, principio e fine di tutte le cose, può essere
conosciuto con certezza e può anche essere dimostrato con i lumi della
ragione naturale nelle opere da lui compiute (cf Rm 1,20), cioè nelle
creature visibili, come causa dai suoi effetti.
Secondo: ammetto e riconosco le prove esteriori della rivelazione, cioè gli
interventi divini, e soprattutto i miracoli e le profezie, come segni
certissimi dell’origine soprannaturale della religione cristiana, e li ritengo
perfettamente adatti a tutti gli uomini di tutti i tempi,compreso quello in
cui viviamo.
Terzo: con la stessa fede incrollabile credo che la Chiesa, custode e
maestra del verbo rivelato, è stata istituita immediatamente e
direttamente da Cristo stesso vero e storico mentre viveva fra noi, e che è
stata edificata su Pietro, capo della gerarchia ecclesiastica, e sui suoi
successori attraverso i secoli.
Quarto: accolgo sinceramente la dottrina della fede trasmessa a noi dagli
apostoli tramite i padri ortodossi, sempre con lo stesso senso e uguale
contenuto, e respingo del tutto la, fantasiosa eresia dell’evoluzione dei
dogmi da un significato all’altro, diverso da quello che prima la Chiesa
professava; condanno similmente ogni errore che pretende sostituire il
deposito divino, affidato da Cristo alla Chiesa perché lo custodisse
fedelmente, con una ipotesi filosofica o una creazione della coscienza che
si è andata lentamente formando mediante sforzi umani e continua a
perfezionarsi con un progresso indefinito.
Quinto: sono assolutamente convinto e sinceramente dichiaro che la fede
non è un cieco sentimento religioso che emerge dall’oscurità del
subcosciente per impulso del cuore e inclinazione della volontà
moralmente educata, ma un vero assenso dell’intelletto a una verità
ricevuta dal di fuori con la predicazione, per il quale, fiduciosi nella sua
autorità supremamente verace, noi crediamo tutto quello che il Dio
personale, creatore e signore nostro, ha detto, attestato e rivelato.
Mi sottometto anche con il dovuto rispetto e di tutto cuore aderisco a tutte
le condanne, dichiarazioni e prescrizioni dell’enciclica Pascendi e del
decreto Lamentabili, particolarmente circa la cosiddetta storia dei dogmi.
Riprovo altresì l’errore di chi sostiene che la fede proposta dalla Chiesa
può essere contraria alla storia, e che i dogmi cattolici, nel senso che oggi
viene loro attribuito, sono inconciliabili con le reali origini della religione
cristiana.
Disapprovo pure e respingo l’opinione di chi pensa che l’uomo cristiano più
istruito si riveste della doppia personalità del credente e dello storico,
come se allo storico fosse lecito difendere tesi che contraddicono alla fede
del credente o fissare delle premesse dalle quali si conclude che i dogmi
sono falsi o dubbi, purché non siano positivamente negati.
Condanno parimenti quel sistema di giudicare e di interpretare la sacra
Scrittura che, disdegnando la tradizione della Chiesa, l’analogia della fede
e le norme della Sede apostolica, ricorre al metodo dei razionalisti e con
non minore disinvoltura che audacia applica la critica testuale come regola
unica e suprema.
Rifiuto inoltre la sentenza di chi ritiene che l’insegnamento di discipline
storico-teologiche o chi ne tratta per iscritto deve inizialmente prescindere
da ogni idea preconcetta sia sull’origine soprannaturale della tradizione
cattolica sia dell’aiuto promesso da Dio per la perenne salvaguardia delle
singole verità rivelate, e poi interpretare i testi patristici solo su basi
scientifiche, estromettendo ogni autorità religiosa e con la stessa
autonomia critica ammessa per l’esame di qualsiasi altro documento
profano.
Mi dichiaro infine del tutto estraneo ad ogni errore dei modernisti, secondo
cui nella sacra tradizione non c’è niente di divino o peggio ancora lo
ammettono ma in senso panteistico, riducendolo ad un evento puro e
semplice analogo a quelli ricorrenti nella storia, per cui gli uomini con il
proprio impegno, l’abilità e l’ingegno prolungano nelle età posteriori la
scuola inaugurata da Cristo e dagli apostoli.
Mantengo pertanto e fino all’ultimo respiro manterrò la fede dei padri nel
carisma certo della verità, che è stato, è e sempre sarà nella successione
dell’episcopato agli apostoli3, non perché si assuma quel che sembra
migliore e più consono alla cultura propria e particolare di ogni epoca, ma
perché la verità assoluta e immutabile predicata in principio dagli apostoli
non sia mai creduta in modo diverso né in altro modo intesa.
Mi impegno ad osservare tutto questo fedelmente, integralmente e
sinceramente e di custodirlo inviolabilmente senza mai discostarmene né
nell’insegnamento né in nessun genere di discorsi o di scritti. Così
prometto, così giuro, così mi aiutino Dio e questi santi Vangeli di Dio.
cfr. Acta Apostolicæ Sedis, 1910, pp. 669-672
3 IRENEO, Adversus haereses, 4, 26, 2: PG 7, 1053
4 TERTULLIANO, De praescriptione haereticorum, 28: PL 2, 40.
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