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L’ anobio invisibile dell’”autodemolizione” di Paolo VI

Arai Daniele 20 Novembre 2009

Se qualcuno nei giorni di Paolo VI avesse domandato a lui stesso, cosa fosse l’”autodemolizione” che vedeva, sarebbe rimasto con una risposta vaga e confusa. Infatti, come definire un effetto senza collegarlo alla sua causa? La stessa domanda andava fatta a proposito del “fumo di Satana entrato nella  Chiesa da qualche fessura”, mentre le sue porte e finestre furono spalancate al mondo da lui stesso e da Giovanni XXIII! Su questo ragionò meglio, anni dopo, il noto arcivescovo Milingo che, ironizzando sul fumo entrato di sicuro nella Chiesa, concluse impeccabilmente: poiché nessuno lo vide uscire, vuol dire che è ancora dentro. Pure lui, del resto, ebbe modo d’aspirarlo a gran boccate. E oggi ci sono congreghe e fraternità dove si fa spensieratamente la fila per l’opportunità di sorseggiare di quel enigmatico narghilè delle mille e una trovate conciliari!

Dobbiamo, quindi, indagare di quei fumi “invisibili”, di cui tutti sentono la presenza e pure uno strano crepitio, ma nessuno sa cos’è, né lo vede. Questa è l’oscura situazione vissuta dopo il Vaticano II. Che cosa sono questi “invisibili”?


Dobbiamo, quindi, parlare di quei mali“invisibili”, di cui tutti sentono la presenza e pure il grattare continuo, ma nessuno sa cos’è, né lo vede. Questa è l’oscura situazione vissuta dopo il Vaticano II. Cosa sono questi “invisibili”?


Certo, non è un caso che si alluda agli invisibili nel contesto di mancate conclusioni sull’anomalo andare del mondo. Pare, infatti, che esso sia governato da consumati democratici, i più accettabili politici dopo le due grandi guerre!


Il “pare” qui è d’obbligo perché un alone di mistero buffo li circonda nella pur scherzosa analogia con quei “poteri occulti” che da molto guidano di fatto il mondo. Di essi – attenti al mandato di cattura europeo – non si deve mai parlare troppo onde rompere il silenzio sulla loro misteriosa “invisibilità” e gli effetti del loro potere “globalizzante”, che si vede inesorabilmente avanzare a grandi passi, anche in Vaticano, con il loro Nuovo Ordine Mondiale.


Eppure la “causa reale” di tant’abilità per livellare, uniformare, omogeneizzare, unificare tutto: mercati e monete, territori e nazioni, governi e popoli, costumi e valori, sessi e corpi, religioni e fedi, rimane ignota, forse da loro stessi! Nulla è rimasto indenne dalla potente opera livellatrice, ormai compiuta, la cui causa però, è la più invisibile anche per l’intellighenzia di turno, non meno della conoscenza sulla nota “autodemolizione” e sul prorompente fumo di Satana che domina nelle stanze del Vaticano come in America, nelle logge come nell’inquietante nuova Europa.


La caduta dell’uomo dalla sfera soprannaturale al mondo naturale, attirato com’è dalle seduzioni di usare a bel piacere delle proprie libertà e poteri, è visione insita nel fondo dell’anima e dramma reale di tutti i tempi. Oggi, però, per capire il significato delle presenti cadute «epocali», coinvolgenti il destino umano – davvero d’ordine apocalittico – si deve ricorrere alle passate interpretazioni dei drammatici passi del Sacro Libro. Una sua notevole esegesi per i tempi moderni indica come causa dei devastanti orrori morali del mondo, un fatale abuso del potere della «chiave», perché, con mossa “invisibile”, un astro caduto dal cielo in terra si ritenne libero di aprire il «pozzo dell’abisso» contenente ogni iniquo abuso della libertà umana. I Papi cattolici spiegarono questo fatidico passo come l’apertura alla tanto osannata quanto sinistra «libertà di coscienza» in sostituzione della «libertà delle coscienze» per il vero e il bene.


Spiegare questa differenza oggi è divenuto problematico, quasi impossibile, ma niente è più necessario e urgente.

Essendo la coscienza principio di azione anche verso il prossimo, come può la società avere princìpi diversi e alieni ai principi di ogni retta coscienza? Queste sono formate dalla Religione vera. Perciò la divisione tra i princìpi dello Stato e della Chiesa, pretesa dal laicismo, è condannata dai veri Papi, proprio a favore dell’universale libertà delle coscienze di seguire i retti principi. La retta coscienza di ognuno è stabilita da Dio e non da alcun uomo o governo.


Qual può essere il diritto alla libertà di coscienza di fronte a questo diritto-dovere? Solo se fosse il diritto alla libertà delle ideologie laiche o clericali d’aggiornare le anime alla modernità secondo il mandato delle logge o dei partiti!


Questa non sarebbe più quella coscienza libera degli uomini in genere, ma quella condizionata in nome della libertà in opposizione alla coscienza della Chiesa; la retta coscienza per ognuno stabilita da Dio e non da alcun uomo o governo. Eppure oggi, governi e partiti politici pretendono accelerare la liberazione delle coscienze proprio dalle verità della Religione, e nella Cristianità contano col democratico consenso conciliare; un democratismo messo sopra le verità cristiane per rispetto al (dis) ordine pubblico!


È il piano per omologare il “diritto” alla liberazione delle coscienze nella laicizzazione mondiale delle società; in verità nella coscienza collettiva programmata laicamente per essere imposta dal potere delle ideologie dominanti.


Ebbene, non fu altra la meta del Vaticano II inaugurato da Giovanni XXIII e accelerato da Paolo VI e successori!

Quale “aggiornamento”? Quello della liberalità di alcuni novatori per far transitare le genti, in modo subdolo e velato dalla “libertà delle coscienze”, voluta da Dio, alla “libertà di coscienza” ordinata da Satana ai suoi perfidi vicari!


I governi, i sistemi politici, i regimi, possono imprimere nelle coscienze un ideale, un sentimento positivo eminente, come si sa e qui lo ricorderemmo, ma la libertà dai principi, dalla morale, dalla logica, dalle leggi e dalla Religione, insomma da quanto è sacro nella vita, perciò la libertà della Religione vera, non può essere descritta che come delirio e delitto. Tale processo, che conduce all’abbandono del principio di trascendenza a favore di quello d’immanenza, che fa dell’uomo il centro di tutto e, perciò, riduce la Religione a mero umanitarismo, fu sempre stigmatizzato dai Papi. Nei nostri tempi, però fu accelerato dalla Massoneria e dal Vaticano II attraverso i profeti conciliari da essa suscitati.


Torniamo ora indietro poiché molti non capiscono quale sia il male inoculato nelle coscienze come “diritto alla libertà”. Vi è una considerazione generale e pratica sul comportamento umano alla luce di quanto può influire in modo decisivo sulla sua psicologia. Si tratta di quanto è nella coscienza come ideale superiore. Questo non può tralasciare il pensiero religioso, anzi, l’ideale superiore à proprio legato a un “culto”, perfino nel comunismo.


Qui ci serviremo del pensiero di un critico francese della «Belle Époque», Émile Faguet (1847-1916) e del suo libro «Le culte de l’incompétence» a cui seguì « … et l’horreur des responsabilités».

Scrittore della borghesia, eletto alla Académie Française nel 1900, Faguet ha toccato, ridendo e scherzando il cuore del dibattito politico-sociale, che come vedremmo è soprattutto religioso in quanto riferito a un “culto”.


Faguet ricorda che Montesquieu affermava che il culto o principio della monarchia è l’onore, quello del despotismo è il terrore, mentre quello della (loro idea) di repubblica è la virtù ovvero il patriottismo. Ma l’interessante è quanto dimostrava del principio e culto della democrazia: l’incompetenza ugualitaria!

Infatti, “La Dichiarazione del 1789 dei Diritti dell’Uomo afferma dal suo primo articolo che “le distinzioni sociali non possono essere fondate su altro che sull’utilità comune”, il che significa autorizzare queste distinzioni quando si basano sull’utilità comune, vale a dire sulla competenza”. L’autore scherza in modo erudito “sull’anonimato amministrativo e l’egualitarismo primario, relativi alla concezione settaria dell’uguaglianza repubblicana, che, in contraddizione con il testo fondante del 1789, consente ai cittadini di mettersi al riparo dietro lo Stato, perpetuando così di un solo colpo le peggiori incompetenze a scapito proprio dell’”utilità comune”; l’uguaglianza a servizio dell’incompetenza!”

A parte le considerazioni più politiche che morali sulla repubblica, resta l’accento su quel che nutre il governo nei vari regimi: la mentalità impressa nelle coscienze, che è il suo “culto”, culto che per i Romani era la “pietas”.


Quando il culto è quello suscitato dall’Alto, ci precede, ci trascende, e la vita del cultore è modellata secondo il Bene che riconosce e di fronte al quale sente di dover rispondere, sia sotto un impero sia in una repubblica.


Sul degrado dei “culti superiori” abbiamo visto la svolta. E così, quando il culto e i principi suscitati dall’Alto furono sostituiti dai culti e principi dedotti da uomini, secondo i tempi – ecco il modernismo – i valori divennero cangianti, caduchi, lasciando le coscienze nell’orrore delle proprie incertezze, irresponsabilità di fronte ad utopie, al nulla, al male divenuto regime secondo la libertà di coscienza, non di fronte a principi assoluti, alla Parola di Dio, ma ai vaneggiamenti umani; l’uomo cultore di se stesso. E qui va ricordato, sempre di nuovo, la professione di fede conciliare di Paolo VI chiudendo il Vaticano II: “noi, noi più di tutti siamo cultori dell’uomo”. Allora si trattava dell’uomo moderno che aborre la trascendenza e crede solo a se stesso! Ecco un nuovo “culto”


S’inaugurava così il processo delle coscienze per determinare il nuovo ideale per la vita sociale: in essa non si doveva più rispondere di quanto ricevuto, ma protestare del mancante! E il modernismo clericale introdusse in dimensione “religiosa” la rivendicazione globale. Non per caso al modernista Vaticano II seguì la contestazione universale iniziata con la ribellione del 1968. Da allora gli uomini non intendono più vivere come pensano, né pensare come credevano, ma credere e pensare come vivono ora, laidamente! È l’inciviltà del grande fratello sorta da un impulso di liberazione delle coscienze approvato in «alta sede», quella per cui ognuno, resti pure nel proprio circolo di parole e di preghiere, ma in materia di verità e libertà, deve risponde solo a sé stesso. Ecco la caduta dal Cielo in terra di un asteroide cui fu data la chiave. E l’abisso d’ogni libertà fu aperto per la disgrazia dell’umanità presente e futura proprio da chi doveva limitare la libertà con la Religione del Crocefisso divino.


Oggi i veri cattolici si trovano a combattere una battaglia terminale perché l’errore, un fatale tarlo invisibile, si è infiltrato in Vaticano sotto il nome di autorità per la «nuova coscienza della Chiesa». Esso corrode l’ambiente fedele e porta a giustificare perfino il Sessantotto, l’Illuminismo e quant’altro, ogni termini forgiato per il finale svilimento dell’uomo spirituale, come Dio lo ha creato a Sua immagine e somiglianza. L’intelletto e la volontà libere dovevano servire ad accogliere il Bene e il Vero, ma l’uomo moderno fu ridotto freudianamente a animale che coltiva le proprie passioni, fino alla propria distruzione mentale e spirituale a cui segue quella fisica. Tutto sotto una “nuova autorità” immessa nelle coscienze per incutere in nome della dignità umana la libertà religiosa: liberazione dal sacro vincolo suscitato da Dio nell’intimo delle anime per la salvezza e l’ordine sociale.


Il principio ovvero il “culto” della monarchia era quello dell’onore e della fedeltà. Ma ricordiamoci che i re cristiani si dichiaravano essi stessi luogo-tenenti fedeli a Cristo, perché Lui fosse il vero Re, e questo fosse il legittimo “culto” di ogni suddito. I loro comportamenti umani potevano essere scadenti, ma i principi e il vero Culto rimanevano salvi. Troppo per i nemici della Cristianità, che promossero guerre e rivoluzioni fino alla loro “conversione” alle logge o decapitazione nei patiboli.

Oggi, sembra paradossale ma questa demolizione del potere di Cristo Re procede proprio da chi si presenta sulla suprema cattedra per confermare il mandato divino che deve formare le coscienze nel Vero e nel Bene rivelato.


Ancora più paradossale, però, è che il mondo clericale, quasi per intero, vede la lotta solo nel campo della “cultura”, quasi i preti potessero con la predica culturale screditare gli “slogan” che vengono dall’«alto», proprio dove il lupo si presenta come pastore per meglio addomesticare la moltitudine di prede ubbidienti e incoscienti. Esse hanno – in nome di una libertà religiosa – abdicato dalla propria di fronte a Dio e nella perdita dei principi, si sono aperti a ogni delirante apostasia ecumenista, quella che fa della Fede una scelta nel mercato delle credenze; nella fogna profonda del «libero esame».


Da dove viene l’anobio invisibile della tetra “autodemolizione” presente?

In ciò s’inquadra l’enigma di Angelo Roncalli, chierico che, pur sospetto di modernismo, divenne professore, nunzio, patriarca… mirando alla gran opera d’aggiornare la coscienza della Chiesa ai tempi moderni!


Tale ingente male, vero mistero d’iniquità, non ci fa però vedere il povero Roncalli né successori come «astri del male», veri anticristi, ma piuttosto come sciagurati «asteroidi modernisti», semplici vettori di piani diabolici pattuiti al buio della capacità d’intendimento del suo esito. Del resto è quello che si può dire pure d’Adamo ed Eva, creature ben più perfette, ma comunque incredule sulle immani conseguenze della loro caduta.


Oggi si dovrebbero ricordare le spaventose conseguenze delle devianze umane, in speciale quelle di chierici elevati alla somma cattedra della Chiesa per indurre i devastanti risultati dell’idea di «aggiornare» niente meno che la coscienza della Chiesa; niente meno che mutarne la coscienza impressale da Gesù Cristo Redentore.


Giovanni XXIII invitò tutti a guardare la luna, mentre iniziava quella mutazione ecclesiale che spiega nell’ordine storico cosa sia la tale autodemolizione e cosa introdusse il fumo di Satana, non solo nella Chiesa, ma in ogni ambito della vita umana dove il senso dei doveri è franato per intero sotto la pressione dei nuovi “diritti”. Il generale Pike, Mazzini o Garibaldi non avrebbero potuto fare né di più né di meglio per ottenerlo. Perciò, un giorno sarà riconosciuto da tutti che Giovanni XXIII e successori si sono fatti, volenti o nolenti, gran vicari dell’Anticristo per la demolizione della Chiesa, abusando di quella stessa «libertà di coscienza» d’Adamo ed Eva.


Essa consiste in far predominare sul mandato divino nella propria coscienza quel sussurro serpentino della libertà di rapire il frutto proibito: dell’impossibile conoscenza del bene e del male. Era il culto dell’uomo per divenire “come Dio”. Qui si pone, però, un sospetto ancora più tetro riguardo a tali falsi profeti: vanno visti come menti sedotte o perfidi seduttori? Sì, perché furono loro a ordire e imporre la “pastorale per la libertà di coscienza e religione” in opposizione a tutti i Papi cattolici! Un giorno furono semplici chierici sedotti dalla propria capacità di capire i «segni dei tempi», ma innalzati al Trono di Pietro, divennero gran seduttori; per ignoranza o pertinacia?


Quali i principali frutti nefasti attestanti la fumosa alienazione conciliare?

Tra i tanti pensieri traviati ed ereticali del discorso di Giovanni XXIII all’inaugurare il Vaticano II, vi fu uno che, nel suo aspetto di festoso ottimismo, svelò la più macabra perversione del senso di tutto il dramma della salvezza: la presa di distanza dai profeti di sventura! Così, tra altre scempiaggini conciliari, vi fu il dileggio dei cosiddetti «profeti di sventure», includenti non solo tutti i profeti biblici del passato ma profeti, santi e Papi della Chiesa del Signore, che all’insegna della Sua parola non si sono mai risparmiati nel richiamare a tempo opportuno e inopportuno contro ai profeti di fortune e della falsa pace, degrado annunziato per avere l’applauso di quanti vogliono la dimenticanza della sventura terminale della dannazione eterna.

Dopi due millenni di pressioni questi «profeti» hanno scalato la Chiesa e oggi controllano il mondo conciliare, alleato al pensiero massonico dell’ONU, al programma agnostico dell’UNESCO, al piano «ecumaniaco» dell’URI, ecc., seguono la via larga degli accordi e degli applausi disertando la via stretta della Fede suscitata dal Signore. Essa si fonda nelle profezie divine che, dalla Genesi all’Apocalisse, raccontano la sventura umana solo scansata nei termini dell’assoluta disgrazia dell’inferno eterno a causa del Sacrificio della Croce, di fronte al quale ogni disgrazia umana si riduce.


Chi potrebbe insinuare che le disgrazie umane, la morte di Moro e altre, accaddero per la sordità divina agli afflitti appelli di Paolo VI? Solo dei falsi profeti che intraprendono pure la corsa delle scuse per il biblico “antisemitismo” divino, sventura pastorale solo superata dalla bontà conciliare!

L’esito della rivoluzione religiosa sotto il nome di aggiornamento della coscienza della Chiesa sembra oggi quasi impercettibile nel presente mondo scristianizzato. Eppure è clamoroso nella sfera spirituale; è l’inversione della coscienza umana in rapporto a Dio. Prima l’essere umano cercava il vero, il bene nella presenza divina nella propria coscienza, sapendo che a queste verità non poteva attingere da sé e di esse doveva prima o poi rispondere.

Oggi c’è una miriade di chierici che si vergognano e si scusano per il culto al Padre che inviò Suo Figlio al sacrificio per redimere il mondo crudele da Lui stesso creato! Oggi, perfino in alta sede, c’è chi si sente libero e capace di giudicare Dio anche di fronte a lamentabili eventi riconducibili proprio all’allontanamento dalla fede nel Suo disegno di redenzione. Mai sarebbe pensabile vedere un chierico in veste papale biasimare Dio come ha fatto Benedetto XVI nella sua visita ad Auschwitz: “Dov’era Dio in quei giorni?” s’è domandato di fronte alle lapidi di Auschwitz. “Perché Egli ha taciuto? Come poté tollerare questo eccesso di distruzione, questo trionfo del male?”. Chi si presentava li come Vicario di Cristo recitò allora incredibilmente la protesta del Salmo 43 (44) il lamento dell’Israele sofferente: “non abbiam tradito la tua alleanza (18)… Levati su! perché dormi o Signore?” (24). Così ribaltarono il Cristianesimo dei doveri umani, del patto della «Nuova Israele», la Chiesa, a favore di quell’«Alleanza antica» scaduta perché “si era volto indietro il (loro) cuore” (19).

Per la conferma della «Nuova ed eterna Alleanza» istituita da Gesù Cristo esiste il Papa cattolico, successore di San Pietro! Ma ora al suo posto c’è qualcuno che propugna delle liberalità intellettuali sulla Bibbia in nome di un «eros» dei diritti e godurie umane, magari iniquamente repressi dai Papi in tanti secoli! Idee bacate e sussurrate non certo per congruenza religiosa, piuttosto inversione, ma a causa del trono raggiunto come novatori d’aspetto razionale ma di fede corrosa, proprio da quel tarlo di autodemolizione e fumo, rovina terminale che non possono capire e tanto meno esorcizzare, per la loro disgrazia.

Che cosa resta della prima visione cattolica, oggi che la «protesta» divenne esistenziale e parte dalla nuova «fede conciliare», la cui autorità si vuole a servizio di un’umanità, non più decaduta ma «vittima»? Resta la Grande Apostasia vista dal Profeta Geremia: «Cose spaventose e strane sono successe in terra: i profeti profetavano menzogne e i sacerdoti li applaudivano con le loro mani; e il mio popolo ha amato queste cose. Che castigo non seguirà tutto questo?» (Geremia 5, 30-31). Volevano la prova tangibile di quest’alienazione storica? Essa arriva al galoppo: è il degrado inarrestabile del livello della vita umana morale e mentale ovunque.

Per individuare i falsi cristi e i falsi profeti presenti, dobbiamo appellarci ai Profeti di sventure dell’Antico Testamento. Ma meglio ancora, al segno di Maria a Fatima per i nostri tempi, la cui visione – che loro hanno provato a censurare – indicante la “liquidazione” del Papa cattolico, del Katéchon col suo intero seguito poco prima del 1960. Potrebbe ciò non essere l’elezione del modernista e filo massone Roncalli alla Sede suprema? Nei disegni divini, resi noti dagli antichi profeti di disgrazie, quelli veri, il Vaticano II si è voluto 21° Concilio ecumenico, ma a questo numero corrisponde quel «concilium malignantium» del Salmo XXI. Fatto è che la sola svolta possibile a tanta iniquità si può solo avere con il conclave che eleggerà un Papa Cattolico.


Esso sarà autentico perché esorcizzerà dalla Chiesa e dal mondo il fumo letale del Vaticano II. E si dimostrerà voluto da Dio perché consacrerà la Russia all’Immacolato Cuore di Maria, come richiesto. Allora il mondo tornerà a coniugare il dolce e salvifico verbo della conversione dei cuori a Cristo Signore! Preghiamo e facciamo sacrifici perché questo avvenga al più presto in vista della salvezza di molte anime che ora soffocano nei fumi emanati dalla venefica “pastorale ecumenista conciliare”.


Arai Daniele



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